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Biografia

Gian Luigi Bonelli inizia la sua carriera alla fine degli anni venti pubblicando alcune poesie sul Corriere dei Piccoli. Negli anni trenta scrive alcuni racconti per il Giornale illustrato dei viaggi e delle avventure di terra e di mare dell'editore Sonzogno e, nel 1936, pubblica a puntate su L'Audace, il primo dei suoi tre romanzi d'avventura: Le Tigri dell'Atlantico, a cui faranno seguito Il Crociato Nero (di cui è stata pubblicata anche una versione a fumetti, sulle pagine de Il Vittorioso, disegnata da Kurt Caesar) e I Fratelli del Silenzio (quest'ultimo con lo stesso protagonista del primo romanzo: l'investigatore italo-americano John Mauri) entrambi editi nel 1940.

Entra nel mondo dei fumetti negli anni trenta, dirigendo alcune testate della Società Anonima Editrice Vecchi (S.A.E.V.) di Lotario Vecchi e scrivendo le sue prime sceneggiature per L'Audace, Rin Tin Tin e successivamente per L'Avventuroso edito dalla Casa Editrice Nerbini[4]. Nel 1940 decide di mettersi in proprio acquisendo i diritti della testata l’Audace creando così l'omonima casa editrice che, attraverso vari cambi di nome, e passando prima nelle mani della moglie Tea, poi in quelle del figlio Sergio ed infine in quelle del nipote Davide, si trasformerà nell'attuale Sergio Bonelli Editore. Nel 1941 crea Furio Almirante, su disegni di Carlo Cossio, personaggio che otterrà un buon riscontro da parte dal pubblico tanto da essere pubblicato fino agli anni sessanta.

Durante il periodo bellico si vede costretto a riparare in Svizzera, e al suo ritorno si trasferisce a Genova dove fu per un breve periodo coeditore, con De Leo, del settimanale Cow-Boy. Torna presto però a collaborare con la casa editrice della sua ormai ex moglie[9] per cui crea molti nuovi fumetti tra cui Ipnos del 1946 (alla cui realizzazione contribuirono numerosi disegnatori: Gino Cossio, Paolo Piffarerio, Guido Da Passano, Armando Bonato e Mario Uggeri), Il Giustiziere del West (realizzato graficamente da Giorgio Scudellari) e la Pattuglia dei Senza Paura (per i disegni di Guido Zamperoni e Franco Donatelli) entrambi pubblicati nel 1948. In quello stesso anno in collaborazione col disegnatore Aurelio Galleppini (in arte Galep), crea altri due nuovi personaggi: Occhio Cupo[10] (pubblicato in un innovativo formato ad albo) e Tex Willer. A fronte delle aspettative che entrambi gli autori riponevano sul primo, il successo arriverà grazie al secondo. Agli inizi la pubblicazione ottenne delle buone tirature, sebbene inferiori ad altre presenti nelle edicole. In seguito, soprattutto dopo l'adozione del formato cd. Gigante, sul finire degli anni cinquanta, il fumetto supera nelle vendite i diretti concorrenti, diventando un'icona del settore.

Nonostante la sua attività di sceneggiatore fosse assorbita in gran parte dalle storie di Tex, Gian Luigi Bonelli in seguito darà vita a molti altri personaggi, tra cui, per citarne alcuni, Plutos del 1949 disegnato da Leone Cimpellin, Rio Kid realizzato graficamente da Roy D'Amy Yuma Kid del 1954 disegnato da Mario Uggeri, Big Davy di due anni dopo illustrato da Renzo Calegari e Carlo Porciani, e Hondo del 1957 disegnato da Franco Bignotti e Giubba Rossa, ancora per i disegni di Calegari, del 1959. Non cesserà neppure la sua attività di romanziere e, nel 1956, scriverà il romanzo Il massacro di Goldena con protagonista proprio Tex Willer, che alcuni anni verrà utilizzato come sceneggiatura per l'episodio della serie regolare Territorio apache, illustrato da Giovanni Ticci.

Ha scritto anche delle storie per alcuni personaggi non di sua creazione, ma ideati da Guido Nolitta, come è noto nom de plume del figlio Sergio, ovvero Un Ragazzo nel Far West, Zagor e l'ultimo episodio della miniserie Il Giudice Bean.

Gian Luigi Bonelli si ritirerà ufficialmente dall'attività di sceneggiatore nel 1991, anno in cui viene pubblicata la sua ultima storia di Tex Il medaglione spagnolo (disegnata da Guglielmo Letteri). Già da alcuni anni però aveva passato il testimone della serie a Claudio Nizzi occupandosi prevalentemente della supervisione delle storie, attività alla quale si dedicherà fino alla sua morte, avvenuta nel 2001.

Bonelli parlerà sempre di sé stesso come di un "romanziere prestato al fumetto e mai più restituito". Il suo modo di narrare risente della lezione del grande romanzo avventuroso d'appendice e in particolare di autori quali Alexandre Dumas, Jack London, Donn Byrne, Victor Hugo ed Emilio Salgari, da lui stesso indicati come le sue principali fonti d'ispirazione.

Una delle peculiarità del Bonelli autore di fumetti sono le sue caratteristiche "sceneggiature disegnate": in pratica non descriveva a parole la scena che il disegnatore doveva interpretare e poi realizzare (com'è consuetudine), ma, come in uno storyboard cinematografico, abbozzava la tavola dando quindi indicazioni molto precise sulla sua struttura sequenziale e sulle singole inquadrature.

Gian Luigi Bonelli è stato sepolto al Cimitero Monumentale di Milano. Il giorno dei suoi funerali il consiglio comunale di Milano gli ha tributato un minuto di silenzio, e in tale occasione il presidente Giovanni Marra ha così ricordato l'autore: "Come i grandi romanzieri dell'Ottocento e del Novecento, Bonelli non aveva bisogno di calpestare le praterie per descriverle. Per lui l'avventura era in ogni luogo, in ogni città. È stato un romanziere prestato al fumetto. Disse una volta: "Tex sono io. Nel mio Tex c' è il mio senso di reazione a ogni ingiustizia". A noi piace ricordarlo così".

Fonte: Wikipedia

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