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L’ora della nanna

Un momento difficile quando i bambini sono piccoli

L’ora della nanna

La paura che il proprio bambino non dorma è una delle ansie maggiori che accompagnano una mamma, soprattutto durante la fase di gestazione. Molti futuri genitori si domandano con preoccupazione se e quanto la loro vita si modificherà con l’arrivo del bebè e uno dei cambiamenti più temuti è appunto quello che riguarda il sonno.

Ma la preoccupazione che il proprio bimbo non dorma è anche una paura radicata nella nostra cultura, tanto che una delle domande più frequenti che gli altri rivolgono al neo genitore è: “Com’è il bimbo, è buono?” la maggior parte delle volte intendendo con “buono” il fatto che dorma o meno.

A poco valgono consigli di mamme, nonne, zie e amiche, il proprio figlio continua a svegliarsi 3, 4 volte a notte quando va bene…e ancora meno servono quei manuali che “insegnano” al bambino a dormire, magari anche da solo, fin dalla nascita. Basta lasciarli piangere, c’è scritto su quel libro, si tratta di un metodo infallibile! Certo, forse il proprio bimbo smetterà dopo due tre notti di piangere, ma come potrà smettere di aver bisogno del calore, del contatto e della vicinanza con la propria mamma?

Quando un bambino nasce esprime con il pianto tutti i suoi bisogni: sonno, fame, freddo, caldo… e il contatto simbiotico e costante con chi si prende cura di lui rappresenta per il bambino la vita stessa (d’altra parte è proprio svegliandosi durante la notte e piangendo che fino ad oggi si è potuta garantire la sopravvivenza della nostra specie!).

Cominciamo quindi a sfatare alcuni miti:

1. Tutti i bambini fino ai 3 anni di età si svegliano la notte. Questo accade perché il sonno del bambino ha due caratteristiche principali che lo rendono diverso rispetto a quello di un adulto: ha una presenza maggiore di sonno leggero (sonno REM), anzichè pesante, e diversi brevi cicli di sonno che si alternano. È del tutto fisiologico, quindi, che i neonati abbiano risvegli notturni, non si tratta di disturbi del sonno ma del tempo fisiologico che i bambini richiedono perché la maturazione neurologica e l’alternanza dei cicli di sonno notte dopo notte permetta loro di raggiungere una struttura del sonno più profonda e stabile, al pari dell’adulto.

2. Non pensiamo che siamo stati noi a dare al nostro bimbo abitudini sbagliate (magari perché lo abbiamo fatto dormire con noi o perché accorriamo appena ci chiama), fino ad un anno di età non esistono VIZI ma solo BISOGNI che una madre “sufficientemente buona” come direbbe lo psicoanalista Winnicott (1960) cerca di soddisfare come può, al meglio. Pensare che il “bambino del vicino dorma sempre di più” non ci aiuta, ma alimenta solo le nostre ansie di neo genitore. Un neonato che dorme “tutta” la notte è un’eccezione!

3. Anche il sonno come tutte le acquisizioni che riguardano il proprio bambino muta rapidamente nei primi mesi. Si passa così da una fase simbiotica in cui è indispensabile una regolazione totale da parte della madre perché il bambino riesca ad addormentarsi, ad una fase di autoregolazione in cui il bambino già verso i 4/5 mesi (quando comincia ad interagire maggiormente con il modo circostante) riesce a volte a  risolvere alcuni dei suoi risvegli in modo più autonomo, facendo magari un versetto o rigirandosi nel lettino, fino ad arrivare ad una fase di vera e propria autonomia nella quale il bambino potrà anche addormentarsi da solo nella propria stanza e gestire i suoi risvegli sempre da solo. Ovviamente, come in tutte le sue conquiste possono esserci a volte delle regressioni, ad es. quando il bimbo presenta un disagio fisico o sta vivendo dei cambiamenti. Tra gli stimoli che possono provocare i risvegli infatti ci sono anche paure, ansie o altre fatiche emotive che il bambino può aver vissuto nell’arco della giornata e che si riattivano di notte facendogli richiedere la presenza rassicurante del genitore.

4. Dopo i 4 anni di età la struttura del sonno in un bambino è come quella di un adulto
In linea di massima a questa età i bambini hanno un sonno più prolungato e profondo e le difficoltà legate al sonno riguardano soprattutto la fase di addormentamento o la presenza di pavor nocturnus o incubi ricorrenti.

 Bambino Nanna

Già prima dei quattro anni la fase dell’addormentamento è uno dei momenti che mette più in crisi un genitore. La stanchezza che sente l’adulto alla fine di una giornata quasi mai viene consapevolizzata e vissuta come tale nel bambino. Spesso anzi più un bambino è stanco, più è sovraeccitato e nervoso.  Ci sono volte in cui è chiaro che il vostro piccolino è sfinito dal sonno: si sfrega gli occhi, sbadiglia ripetutamente e crolla al più piccolo cenno di frustrazione. Ma di andare a dormire non se ne parla…
Mamme e papà riflettiamo sul fatto che l’addormentamento rappresenta un momento di separazione sia per il genitore che per il bambino.
Rendere questa “separazione” meno dura e tranciante possibile non eviterà magari i risvegli ma garantirà una buona qualità emotiva al sonno, oltre che al risveglio.

 

Le problematiche legate al sonno possono essere risolte con delle consulenze specifiche che intervengono proprio su quelle situazioni che non permettono al bambino di sviluppare una sua capacità di lasciarsi andare serenamente al sonno. Ci si concentra sia su aspetti di tipo relazionale, prestando attenzione per es. che bambino e genitore soddisfino entrambi il loro bisogno di vicinanza e attaccamento durante il giorno e prima di dormire, sia su aspetti di tipo comportamentale. In questo senso risulta fondamentale consentire al bambino di potenziare le proprie innate capacità di autoregolazione e favorire l’autonomia durante tutta la giornata, anche nelle situazioni che non riguardano il sonno (es. gioco). Pensiamo anche all’ “ora prima della nanna”, quel momento nel quale il bambino si prepara sia a livello psicologico sia a livello pratico a separarsi non solo dai propri genitori ma anche dai suoi giochi o dalle sue attività. In quel momento routine e scambi interattivi prevedibili che anticipino il momento dell’addormentamento consentono al bambino di costruire aspettative coerenti, di anticiparle e di comprendere che, nel momento in cui si presentino determinate circostanze, ci si aspetta da lui che si addormenti.

Se vogliamo provare a risolvere un disturbo del sonno del nostro bambino pensiamo alla possibilità di metterci al passo con il nostro piccolo, cercando di accogliere le sue difficoltà e di ascoltare i suoi ritmi, ma allo stesso tempo di accompagnarlo con dolcezza e autorevolezza nel suo percorso verso l’autonomia.

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Tags: bambini
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